CaseStudy#2 – Ricostruzione tridimensionale delle Terme Romane di Lipari (ME)


Immerso in un lussureggiante vigneto, a breve distanza dalla medesima capitale…”

Proprio nel centro dell’isola di Lipari, si trovano i ruderi di una struttura termale risalente all’età romana.

Sulla base della documentazione storica reperita e facendo affidamento sulla importantissima testimonianza del capitano della marina britannica William Henry Smyth che ebbe a visitarlo nel 1824, si è poi tentata la ricostruzione tridimensionale, in quanto oggi è difficile interpretare i ruderi visibili e visitabili in Via Mons. Bernardino Re, nei pressi del Palazzo Vescovile di Lipari.

Le ricerche di Smyth sono pubblicate per la prima volta il 14 gennaio del 1830  sulla rivista “Archeologia or miscellaneous tracts relating to antiquity” della Society of Antiquaries of London, Vol. 23. 1831. 

In fondo a questo articolo è possibile leggere, in lingua originale, il testo dell’articolo di Smyth.

La descrizione di Smyth

“Esso giace  immerso in un lussureggiante vigneto, a breve distanza dalla medesima capitale e il ruscello che un tempo emanava le sue salutari esalazioni ancora scorre nelle vicinanze con una temperatura di 120° Fahrenheit; ora però abbandonato a se stesso, affondando nel sottosuolo, probabilmente si disperde in forma di vapore  attraverso alcune delle tante crepe  fumanti che si scorgono in varie parti dell’isola. I resti dell’edificio consistevano, per prima, di un vestibolo, o spogliatoio dove i bagnanti affidavano i loro indumenti alla custodia dei Capsarii, schiavi guardarobieri. Il vestibolo comunicava, sulla sinistra, scendendo attraverso tre alti gradini, col bagno,il frigidarium,o il tepidarium, delle terme romane(…). Lungo un lato del bagno c’ era un capace ambiente, l’alipterio o cella unguentaria, diviso in quattro lunghi scomparti nei quali dovevano essere riposti molti piccoli vasi di terracotta e fiale di vetro, ampullae e lenticulae, che sembra contenessero sostanze oleose, probabilmente profumi e unguenti, nell’uso dei quali sappiamo che gli antichi erano molto prodighi.

Il vestibolo comunicava attraverso un’altra porta con la media-cella, una piccola camera quadrata, che fungeva anche da laconicum, in questo edificio comparativamente piccolo. Qui i bagnanti venivano accuditi dagli Akliptae o Unctores, che, prima di ungerli, li detergevano con strigili di metallo e di corno o con una pietra pomice(…).La media-cella è provvista di un grossolano pavimento a mosaico, composto da tessere bianche e nere che raffigurano al centro, in maniera distinta, due mostri marini circondati da cerchi e da un motivo a scacchiera: un riquadro di questa, vicino all’entrata, reca la raffigurazione stilizzata di due ciabatte, presumibilmente per ricordare ai bagnanti di non camminare scalzi. Una porta al centro dell’opposta parete comunica con(…) la Concamerata-sudatio, una stanza più grande, dato che veniva maggiormente frequentata: essa è ugualmente mosaicata; la decorazione però è più fantasiosa. La stanza, per di più, è provvista di una rientranza quadrangolare sul suo lato sinistro, probabilmente adibita a sudatorium; mentre un ambiente semicircolare sul lato destro conteneva i baptisteria, la piscina, o un grande bacino per i bagnanti. I muri di queste due camere sono rivestiti verticalmente da tubuli di terracotta a sezione quadrangolare i quali comunicano con l’ipocausto, uno spazio vuoto sotto il pavimento, alto circa due piedi, dove un propnigeum, o fornace, aumentava il calore dell’aria. Il pavimento a mosaico, con il suo abbondante cemento, è posto sopra tegole quadrate di due piedi di lato e di circa tre pollici di spessore; i quattro angoli di queste ultime poggiano ciascuno sopra un pilastrino quadrato formato da dodici o quattordici mattoni. L’uso di questo colonnato in miniatura si spiega in virtù di un’apertura posta ad una sua estremità, la quale serviva per l’immissione del legno da ardere e della corrente d’aria alla quale abbiamo prima accennato; una simile apertura per l’uscita dell’aria era posta all’altra estremità.

Sfortunatamente nessuna parte della copertura di tale singolare edificio è rimasta per mostrare come di fatto funzionava la corrente d’aria che risaliva attraverso i tubi laterali, o condotti.”.


La ricostruzione 3D

Il progetto di “virtualizzazione” delle Terme romane di Lipari nasce a seguito di uno scambio di vedute con il Prof. Daniele Cannistrà, che ha eseguito le ricerche preliminari e mi ha indirizzato sulla corretta via.

Dopo aver recuperato delle stampe ad alta qualità, fornite dall’amico Avv. Francesco Rizzo (assieme ad un interessantissimo testo del Giustolisi), si è proceduto alla scansione delle stesse, per ottenerne copia digitale.

Le tavole di Smyth, rappresentano i luoghi con estrema perizia. Difatti le stesse sono quotate (nell’unità di misura inglese, chiaramente).

Eseguite le dovute conversioni nell’unità metrica italiana e scalate le immagini, si è potuta ricostruire la documentazione tecnica, che farà da base per la ricostruzione tridimensionale.


La documentazione tecnica ricostruita in scala

Ottenuti i dati metrici “reali” ed estratti dalle tavole digitalizzate le texture per i muri ed i mosaici, il risultato dell’elaborazione tridimensionale è il seguente:

Di seguito il testo di Smyth in lingua originale:


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